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Perché Lempole? La piccola storia di un nome inventato

Non è un cognome, non è una località. Lempole è una parola che abbiamo scelto perché non voleva dire ancora niente. E poteva diventare tutto.

Lempole

Il nome è arrivato prima del vino. Una parola breve, morbida, con una vocale finale aperta come i tramonti che vediamo dai terrazzamenti. Lempole. Non voleva dire niente. Ed è proprio questo che ci ha convinto.

In Toscana i nomi dei vini portano quasi sempre un peso: una famiglia storica, una collina famosa, una podere che compare sulle mappe da secoli. Sono nomi importanti, e questo ha un valore. Ma per un progetto giovane, indipendente per vocazione, portare un cognome pesante sarebbe stato tradire il senso stesso della cosa.

Un nome nato in cameretta

La verità è che Lempole non è nato da uno studio di naming, e nemmeno da una parola già esistente. È nato dalle mie due figlie. Quando il progetto era ancora un’idea appuntata su un quaderno, ho regalato loro un piccolo pupazzo di bradipo — quella creatura lenta e gentile che sarebbe poi diventata il nostro simbolo. Se ne sono innamorate subito, come solo i bambini sanno fare: senza spiegazioni, senza filtri.

E gli hanno dato un nome. Non l’ho scelto io, e nemmeno la loro mamma. È uscito una sera, tra un gioco e una risata: «Lempole». Una parola inventata da loro, ancora prima di saper leggere e scrivere, che si pronuncia lentamente e si ricorda per sempre. Che sta bene in italiano, in inglese, in giapponese. Da quel giorno il bradipo si è chiamato Lempole, e in casa nostra nessuno l’ha più chiamato in altro modo.

Quando è arrivato il momento di dare un nome al vino, non c’è stata nemmeno una riunione. Il nome era già lì, sul letto delle bambine, ad aspettarci da tempo. È un nome che accetta di essere piccolo, perché è nato per una creatura piccola, inventato da due creature ancora più piccole. E per un progetto che ha scelto la lentezza e la dolcezza, non c’era eredità più giusta di questa.

Raffaello
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Lempole — Slow Wine Philosophy

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