Le prime radici in Toscana
Ho imparato a leggere la lingua delle viti nel cuore della Toscana centrale. Sono cresciuto accanto ai filari, con il vocabolario lento di chi passa più tempo a osservare che a parlare. La mia formazione arriva a Firenze, dove mi laureo in Viticoltura ed Enologia — ma il vero apprendistato, per me, è cominciato molto prima, in vigna.
È lì che è nata la mia convinzione più profonda: la natura non accetta scorciatoie. Un’idea che oggi guida ogni gesto di Lempole e di Madonnino dei Campacci.
“Qui, l’agricoltura non è fretta, ma ascolto.”
Vent’anni di vigne per il mondo
La curiosità mi ha portato lontano. Prima la Nuova Zelanda, dove ho vissuto l’intensità di una vendemmia agli antipodi. Poi le esperienze in Frescobaldi. Con Bibi Graetz e Poggio al Sole ho affinato una sensibilità agronomica che oggi riconosci in ogni scelta di Lempole. Un capitolo fondamentale è stato il tempo con il Gruppo Casadei — nelle tenute del gruppo, in Autoctona (anch’essa parte del gruppo) e in progetti speciali all’estero, come un’esperienza in Montenegro: è l’apprendistato che mi ha dato una visione tecnica del vino sempre attenta al territorio. Ancora oggi collaboro con Spevis e sono consulente per piccole e selezionate realtà italiane, tenendo un piede saldo nella consulenza agronomica ed enologica mentre coltivo, senza fretta, il mio progetto personale a Lamole. In mezzo, molti viaggi di studio e condivisione in Francia — in Borgogna e in Champagne — dove ho imparato ad ascoltare come la finezza sappia nascere dalla pazienza.
In vent’anni ho raccolto ogni ruolo possibile — operaio, trattorista, cantiniere, agronomo, consulente — perché ogni gesto, per me, è un tassello in più del mestiere. È il curriculum di chi ha scelto la fatica del campo alla comodità della teoria.
Il ritorno a Lamole
Nel 2024 ho deciso di riportare in vita un pezzo di paesaggio abbandonato da oltre sessant’anni: i terrazzamenti in pietra a secco del Madonnino dei Campacci, a Lamole, 600 metri di quota sul cuore antico del Chianti Classico. È un’operazione di rinascita silenziosa più che di business: rialzare muretti, liberare fasce dal bosco, ridare fiato a viti dimenticate.
Accanto ai terrazzamenti, un piccolo oliveto sotto lo stesso cielo di Lamole: un mosaico di gesti tenuti insieme dalla stessa idea di piccole produzioni e cura totale.
“Voglio restituire dignità agricola a questi terrazzamenti — nel cuore pulsante e antico del Chianti Classico.”
Un bradipo come manifesto
La prima etichetta di questo cammino è Lempole: un Sangiovese Rosato IGT Toscana, 12,5% vol., vinificato esclusivamente in acciaio per proteggere la freschezza, prodotto in sole 1.000 bottiglie numerate. Sull’etichetta, il bradipo. Non è un ornamento: è un elogio alla lentezza necessaria per raggiungere la vera qualità.
Il progetto continuerà con calma, come tutto ciò che riguarda Raffaello. Un rosso Sangiovese, un metodo classico, un olio EVO, un miele — nella promessa che accompagna ogni bottiglia: poche bottiglie, molta anima, nessuna fretta.