Biodiversità in vigna: iris, ginestre, api e il ritorno del bosco
Non è una vigna isolata dal mondo. È una vigna che convive con il bosco, con gli iris viola e con animali che non vedevamo da anni.
Se camminate tra le nostre viti a metà maggio, prima o poi vi imbattete in un tappeto di iris viola. È il Giaggiolo, l’iris toscano, storico compagno delle vigne del Chianti. Non è ornamentale: fissa il terreno, attira gli impollinatori, marca i confini delle fasce.
Attorno alla vigna, poi, tornano cose che ci eravamo dimenticati. Le ginestre profumano l’aria a inizio giugno. Le api ronzano sui fiori spontanei di erba medica lasciati crescere tra i filari. Qualche volta, di notte, sentiamo il cinghiale rimestare più in basso. È il segno che l’ecosistema attorno al vigneto si sta ricomponendo.
La biodiversità non è un’immagine
La biodiversità non è la foto carina da mettere sul sito. È una scelta agronomica. Le erbe spontanee tra i filari trattengono l’umidità, arricchiscono il suolo di sostanza organica e ospitano insetti utili che tengono a bada quelli meno graditi. Meno stress per la vite, meno interventi da parte nostra.
Abbiamo scelto di non arare a tappeto tra i filari. Sfalciamo, lasciamo che l’erba resti tra le radici, e interveniamo solo quando serve. È un metodo che rallenta il lavoro ma restituisce una vigna più viva.
Un giorno vorrei fare un piccolo apiario dentro Lamole. Poche arnie, miele in vasetti minuscoli, come piace a noi: pochi, lenti, numerati. È già scritto nel prossimo capitolo del progetto.