I muretti a secco: architettura lenta di un paesaggio
Nessuna malta, nessun cemento. Solo pietre incastrate come le hanno lasciate i vecchi. Ecco perché continuiamo a rialzarli così.
L’arte dei muretti a secco è patrimonio immateriale dell’umanità dal 2018. È stato uno di quei riconoscimenti UNESCO che sembrano lontani, teorici, e invece qui a Lamole si respirano ogni giorno.
Un muretto a secco è un miracolo di equilibrio. Nessun legante. Solo pietre scelte una per una e appoggiate una sopra l’altra, con la faccia più larga verso l’interno e una leggerissima pendenza a monte. Se scegli male una pietra, tutto il muretto sopra si muove.
La logica invisibile
La bellezza di questa tecnica è che è pensata per durare secoli, ma anche per lasciar respirare la terra. L’acqua piovana filtra tra le pietre, non si accumula, non fa saltare il muro. In estate le pietre trattengono il calore del giorno e lo restituiscono di notte, creando un microclima leggermente più mite intorno alle viti più esposte.
Ogni volta che rialziamo un tratto crollato, cerchiamo il maestro murettaio della zona. Non si improvvisa. E per farlo bene ci vuole un giorno intero per pochi metri lineari.
Non c’è modo veloce di fare un muretto a secco. Non ce n’è mai stato. È esattamente il tipo di lavoro che ci racconta cosa vuol dire fare Lempole: appoggia una pietra, controlla, appoggia la successiva, aspetta. Un giorno il muro sarà lì anche per chi verrà dopo di me.