L’escursione termica: il segreto notturno di Lamole
Fino a 15 gradi tra il giorno e la notte. Questa oscillazione è quello che dà al nostro rosato quel colpo di freschezza che si sente subito.
A settembre, quando in fondovalle si dorme ancora a finestra aperta con un lenzuolo, a Lamole servono già una felpa e le finestre chiuse. La differenza tra il giorno e la notte può arrivare a 15 gradi.
Per la vite questo è oro. Di giorno il caldo, la luce e la fotosintesi accumulano zuccheri e formano precursori aromatici; di notte, il freddo rallenta il metabolismo, riduce la respirazione e blocca la perdita di acidità.
Cosa si sente nel bicchiere
Il risultato, nel bicchiere di Lempole, è quello scatto agrumato che rimane vivo dopo il primo naso. Il pompelmo rosa, la fragolina di bosco fresca, la scia di lampone. Nessuna maschera dolce sopra: solo la frutta com’è, con l’acidità intatta.
È per questo che vendemmiamo a mano, la mattina presto, quando le uve sono ancora fredde della notte. Portarle in cantina a bassa temperatura protegge quegli aromi delicatissimi che si perderebbero in poche ore sotto il sole.
A volte i clienti mi chiedono se “il vino di Lamole” abbia una firma. Sì, ce l’ha, e questa firma la scrivono le notti fresche.