Lamole: il piccolo cru silenzioso del Chianti Classico
Non lo trovi sulle guide dei grandi tour. Eppure Lamole è uno degli angoli più eleganti del Sangiovese toscano. Ecco perché.
Se guidi da Greve in Chianti verso sud e imbocchi la strada di Panzano, dopo qualche curva ti trovi davanti a un cartello quasi invisibile: Lamole. Da lì la strada si stringe, il paesaggio si alza, e in poco più di dieci minuti sei a 600 metri di quota.
Lamole è una delle undici unità geografiche aggiuntive (UGA) del Chianti Classico, ma resta uno dei suoi angoli più silenziosi. Qui non c’è il turismo di massa dei borghi vicini, non ci sono le grandi cantine con la sala degustazione internazionale. C’è invece qualcosa di molto più raro: un paesaggio agricolo che ha resistito senza essere trasformato.
Un terroir di scisto, quota e vento
Il suolo di Lamole è composto in gran parte da scisti e alberese, con presenza di galestro. Sono terreni poveri, che drenano bene e obbligano la vite a scendere in profondità per cercare acqua e minerali. Il risultato è un Sangiovese diverso da quello della valle: più teso, più sapido, con una acidità naturale che raramente lascia il vino stanco.
Poi c’è la quota. A 600 metri le notti sono fresche anche in piena estate. Le uve maturano lentamente — spesso quindici giorni dopo la valle — e quello che perdono in “potenza” lo guadagnano in eleganza aromatica.
Quando parlo di Lamole ai sommelier o agli importatori stranieri, spesso vedo un istante di esitazione: non è un nome che tutti conoscono. Ma è esattamente questo il punto. Non lavoro per riempire una guida, lavoro perché questo piccolo cru resti quello che è: silenzioso, sincero, un po’ selvatico.