DiarioVigna

Il primo passo verso la bollicina

Domani, 11 agosto, comincia la vendemmia della base spumante. È solo il primo passo di un cammino lungo mesi, ma stasera guardo i grappoli e mi commuovo: la prima bollicina di Lempole nasce oggi, in vigna.

Ci sono giorni che sanno di inizio. Oggi, 10 agosto 2026, è uno di quelli.

Sono salito al Madonnino prima che il sole si alzasse davvero. L’aria a 600 metri era ancora fresca, quasi umida, e i grappoli avevano quella lucentezza che si vede solo quando la notte ha lavorato bene sulla vigna. Li ho guardati a lungo. Sono perfetti. Sani, croccanti, di un colore che è ancora quasi tutto verde con qualche accenno di rosa — esattamente il punto in cui li volevo trovare.

Grappoli di Sangiovese in invaiatura al Madonnino dei Campacci, Lamole
10 agosto 2026 — i grappoli scelti per la base spumante, all’alba.

Domani si comincia

Domattina, 11 agosto, comincerò la vendemmia. Sarà la vendemmia piú precoce che io abbia mai fatto nella mia vita, e la piú piccola — poche cassette, scelte una per una. Non serve fretta, serve precisione. Vendemmiare adesso significa proteggere due cose che non si recuperano dopo: un’acidità vibrante, netta, e un grado alcolico contenuto. Sono i due mattoni di ogni grande base spumante.

Aspettare anche una settimana in piú vorrebbe dire far salire lo zucchero e perdere quella tensione che, nel metodo classico, è tutto. E allora si va: si va all’alba, quando i grappoli sono ancora freddi, si porta tutto in cantina in un batter d’occhio, si pressa dolcemente. Questo è il gesto tecnico. Ma dietro, c’è un’emozione che stento a raccontarti.

La vigna di Sangiovese di Lempole a Lamole, agosto 2026
La vigna a metà mattina, poche ore prima della prima raccolta.

Un sogno che comincia in vigna

Il metodo classico è stato per anni un pensiero che tornava, nelle giornate lunghe di potatura, nelle sere in cui scrivevo appunti a matita — un’idea che sembrava troppo grande per un vigneron all’inizio. E invece eccoci qui: c’è la vigna giusta, c’è l’altitudine giusta, c’è finalmente il coraggio giusto.

Non sarà una bollicina qualunque. Vorrei che sapesse di Lamole — di quel vento sottile che passa tra i muretti a secco, del calcare fresco che tengono i terrazzamenti, della luce che qui a fine estate diventa dorata prima che altrove. Vorrei che raccontasse questa terra con bollicine fini, con quella tensione minerale che il Sangiovese di alta quota sa dare quando lo prendi al momento giusto.

Il tempo, come sempre, sarà il vero vigneron

Perché questa è solo la prima pagina. Dopo la pressatura verrà la fermentazione lenta, l’imbottigliamento, il tiraggio con lieviti selezionati. E poi, il capitolo piú lungo di tutti: i mesi — anni — sui lieviti, dentro cataste silenziose, mentre fuori le stagioni si susseguono. Solo allora, dopo il dégorgement, potrai versare nel calice il primo assaggio di quello che stanotte è solo un’intuizione.

A Lempole abbiamo imparato che la lentezza non è rinuncia: è un metodo. E per una bollicina, ancor piú che per un rosato, il tempo non è un ostacolo — è l’ingrediente principale.

Stasera, però, mi concedo di essere entusiasta senza filtri. Ho la fortuna di stare per aprire un capitolo nuovo di Lempole e mi tremano un po’ le mani, come al primo giorno di scuola. Domani, all’alba, mi vedrete tra i filari con la cesoia. Sarà il primo passo. Il piú piccolo, il piú fragile — e anche il piú importante.

Ci vediamo tra qualche anno, nel calice.

Raffaello
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