Solo acciaio: perché non usiamo il legno per Lempole
Niente barrique, niente cemento, niente anfore. Solo inox. Non è pigrizia: è una scelta precisa di trasparenza aromatica.
La domanda ricorrente in cantina è: “Ma un po’ di legno per dargli struttura?”. La risposta, per Lempole, è no. Nemmeno un accenno.
Il legno lavora sulla struttura, sulla speziatura, sulle note tostate. Sono qualità meravigliose per certi vini, ma non per il rosato che sto cercando. Il rosato di Lempole deve essere trasparente come uno scisto di Lamole appena spaccato. Nessun intermediario tra le uve e chi beve.
La disciplina dell’inox
L’acciaio ha un difetto: non perdona niente. Se hai lavorato male in vigna, si sente. Se hai fatto una decantazione superficiale, si sente. Se hai vinificato con troppa fretta, si sente. È una scuola durissima e per questo utilissima.
Fermentazione a temperatura controllata (16–18 °C), lieviti indigeni, batonnage delicato per qualche settimana, elevazione sulle fecce fini per circa 4 mesi. Nessuna filtrazione aggressiva. Un imbottigliamento morbido.
Un giorno, quando i rossi arriveranno, il legno tornerà nel discorso — ma con misura, e sempre al servizio del vino, mai al comando. Per ora, Lempole parla in acciaio.